La Fashion week berlinese si è conclusa da alcuni giorni, tra varietà di manifestazioni e numero elevato di partecipanti, italiani in primis. E noi eravamo fra quelli, con una copia (autorizzata) delle 91 minitesi di Diegoli sempre pronta all’uso.
Ecco un breve report della settimana:
Prima per importanza ed affluenza è Bread&Butter, nel vecchio aeroporto cittadino di Tempelhof; Location, ampiezza e dimensione degli stands, unite al numero dei partecipanti fanno del B&B la fiera del fashion più faraonica; Una macchina organizzativa perfettamente funzionante e i migliori brands che sgomitano per parteciparvi; All’esordio, dieci anni fa, per i suoi contenuti innovativi ed “underground” travolse le fiere del fashion del periodo, come l’ Interjeans di Colonia. Dopo 20 edizioni è decisamente più “omologata”. Per un pò si è divisa tra Berlino e Barcellona (organizzazione sempre rigorosamente tedesca) per poi stabilirsi definitivamente qui. Gadgets, spettacolini e cubiste in ogni dove. Poche o nulle le novità dal punto di pista delle innovazioni o dell’emergere di nuovi marchi leader.
Il Premium ha un taglio decisamente meno hollywoodiano.
Location accattivante, Il vecchio deposito postale di Berlino centro (U-Bahn Gleisdreieck) con stands dalle metrature più modeste, marchi più “sportswear” e raffinati, molte le new entries e Brands meno noti desiderosi di palcoscenico.
Bright infine è senza dubbio la fiera più “off”.
Tradeshow for streetwear, skateboarding and sneakers, recita il cartellone all’ingresso.
Da dodici stagioni a Francoforte per la prima volta si è affacciata nella capitale tedesca, per approfittare dell’indotto che la Fashion Week berlinese può offrire.
Location appropriata in un edificio fatiscent-trend di 15 piani a Lichtenberg, periferia est di Berlino, occupato per i primi tre da un attivissimo pubblico di marchi e visitatori “street”. Alcune marche culto del settore, mini labels, writers, skaters e tutto l’indotto del “non ufficiale” erano qui.
Rispetto alle due manifestazioni precedenti è sembrata la fiera più creativa e frizzante; La stessa vitale atmosfera che si respirava al Bread&Butter, dieci anni fa a Colonia. Nessuno allora poteva immaginare l’evoluzione che avrebbe avuto la giovane kermesse underground che si proponeva come “alternativa”. E se succedesse di nuovo?
Il libello, è finito nelle valigie di una quindicina di operatori illuminati interessati alla riflessione sui destini del settore, dell’economia, del consumo oltre che all’azione push, push, push!
Buon pro gli faccia.






