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Burberry: il Facebook della moda

Art of the Trench, iniziativa social di Burberry promossa da The Sartorialist

L’articolo di Simone Marchetti su Sei di Moda mi fa sospirare .. Da anni lavoriamo per aziende che fanno abiti, diciamo così – ‘chè moda mi pare obsoleto, come termine – cercando di spingerle, cortesemente, coerentemente, con temperanza, progettualità, prospettive, nel territorio, fecondo del world wide web. Ma se devo dire la verità, non abbiamo raccolto, per l’impegno profuso, soverchia soddisfazione. Ci siamo confrontati con proprietà e management prima legati al mondo delle riviste patinate, che tanta soddisfazione aveva arrecato in giorni più ‘fecondi’.  Poi, certi che la vendita on line non avrebbe mai superato l’ostacolo dell’assenza del ‘touch’ hanno lasciato che, indisturbato, Yoox, qui accanto, facesse un sol boccone di tutte le quote di mercato lasciate libere da ignare e impotenti ex prime donne del settore. Ostaggi di reti vendite permalose e catene distributive in estinzione (negozi multimarca old style), non ritenevano di potersi spingere oltre i poco edificanti outlet club per svuotare  magazzini pieni di merce scaduta. Infine, accerchiati dalla rivoluzione copernicana dei social media, abbrustoliti da una ricorrente minaccia di ‘bolla’ sempre in agguato, diffidano di quei giochini per bambini (giuro, ho sentito questo commento con le mie orecchie da uno che guadagna come Obama..!).

Ma non ci siamo persi d’animo …e quest’anno con le forze fresche di Latveria, abbiamo accompagnato le 91 minitesi di Diegoli al Pitti e poi al B&B (leggi sotto): fiduciosi e tenaci. Ma ancora cautela, sospetto, da parte di professionisti, manager e imprenditori, affaccendati su tutt’altro, formati in tempi diversi e informati poco e male sui meccanismi in costante divenire della comunicazione digitale.

Anche se questo articolo, del gruppo Editoriale l’Espresso è impossibile twittarlo o condividerlo su FB. non contiene link ..: la cupola della moda comunque resta chiusa, probabilmente per non perdere fatturati. Anche se intanto i fatturati crollano sia per i media tradizionali che per le aziende che non innovano. L’articolo, senza offesa, sembra più il frutto consueto di uno scambio obbligato redazionale con pubblicità che un vero monito all’ambiente lento e colloso.

Così qualcuno, anche non troppo agile in rete, potrebbe notare il progetto di Burberry (come anche le iniziative di Vuitton, o di Uniqlò, perchè no? ) per ricavarsi una reputazione in rete .. e magari, per imitazione, imboccare la strada fresca, fertile, profittevole del rinnovamento.

(per questo scrivo qui sul nostro blog questa notizia. Poi magari la stampo e la mando con un fattorino agli amici nelle aziende dicendo che è una rassegna stampa 🙂

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