Il 13 Gennaio si è concluso Pitti Immagine Uomo, la manifestazione fiorentina che inaugura il tour de force invernale della moda maschile presentando in anteprima le collezioni Autunno Inverno 2012/2013 a stampa e buyer.
Recentemente Pitti ha un pò perso di vista la mission di contenitore di proposte delle migliori marche e incubatoio di giovani aziende/designer in cerca di riflettori nel quale presentare progetti speciali e per intercettare top buyers e stampa internazionale.
Rispetto a manifestazioni analoghe (il Bread&Butter a Berlino, zum beispiel), dove la snellezza delle procedure di accesso per fornitori, espositori e curiosi è tutta all’insegna del “customer care”, la parola d’ordine a Pitti è “complicazione”.
Da oramai 10 anni lo studio frequenta la kermesse fiorentina nella sua doppia release invernale ed estiva. Ogni anno, puntualmente, il database dell’organizzazione viene “ri-aggiornato” obbligando i visitatori a ri-compilare gli stessi moduli per l’accesso e la registrazione.
Singolare è la prassi per il rilascio del pass per gli allestitori nei giorni che precedono l’apertura; una unica responsabile scansiona i documenti dei visitatori (in fila) per ottenere la foto da inserire (al computer) nel pass da stampare; 20 metri più avanti un secondo addetto chiede la firma su una liberatoria nel caso non si indossino scarpe anti infortunio….
Tra i nostri clienti, quest’anno Brooks Brothers ha proposto uno stand che ricalca l’allestimento del loro ultimo flagship store newyorkese, il Flatiron. La collezione rievoca ad un forte heritage universitario, in linea con lo spirito del precedente negozio sorto nell’area Flatiron, cinquant’anni prima.
Con una struttura espositiva “glossy back” e antracite, Black Fleece, il laboratorio stilistico del più “tradizionale” Brooks Brothers, ha esposto le ultime “creature”(!) dello stilista americano Thom Browne.
Il Pitti di Gennaio ha registrato la prima uscita del marchio Ramsey (proprietà turca) nei mercati del vecchio continente, una newbie tra le Aziende della nostra rubrica. Già produttori per alcune griffes del Belpaese, la compagnia di Istanbul ha in patria e in molti paesi dell’est europa ( ma anche Uganda e Israele) una florida catena di negozi di proprietà.
Uno sportswear classico di buona fattura a prezzi decisamente concorrenziali; Alcune piccole sbavature stilistiche, facilmente rimediabili, lo rendono un prodotto qualitativamente ancora poco “made in Italy”; ma è solo questione di tempo….


