Ecco cosa fare per tenere la ‘crisi’ sotto controllo, prendete appunti .. Un buon prodotto (un’ottimo prodotto .. anzi una serie di ottimi prodotti) che tengano la furia del mercato, le oscillazioni dei buyers, e le insidie del tempo. Poi una vocazione, una passione vera, non posticcia, inventata: come il mare per Marina Yachting!. Poi ci vuole intraprendenza, fantasia, coraggio, investimenti e pazienza (che non è poco, certo, ma anche il Luna Park del liberismo competitivo non scherza!). Marina Yachting ce la fa, ce la sta facendo.
Sta veleggiando sulla palude della crisi internazionale tenendo il vento con la buccia del lupo di mare. In quanto al prodotto, oltre ai suoi capi storici d’Archivo (primo fra tutti il giaccone da marinaio in panno idrostop: il ‘Pickot’), Remo Ruffini, l’art director del marchio, con il suo team di designer e developer ha inventato ‘1972’, una ramificazione del Brand, che propone capi – non di ispirazione marinara, da marinaio proprio! – consumati dal tempo e dalla salsedine, con particolari deliziosi, materiali intriganti, patch ‘da ammiraglio’ e vestibilità molto .. slim!
Trovo che siano una delle poche novità di rilievo viste nelle ultime fiere di settore. Capi divertenti ma equilibrati. Sostenibili ma belli. Interessati, pare, sopratutto all’estero. In Giappone ‘1972’ si può comperare ai celebri ‘magazzini Isetan’ di Tokyo. Ho trovato Marina Yachting anche al PREMIUM di Berlino, coraggiosi e ottimisti. La famosa chiglia, che al Pitti non ha mai avuto il risalto che meritava, a Berlino sembrava sul punto di rompere gli ormeggi, per veleggiare, per la Luckenwalder Strasse, travolgendo il restaurato magazzino delle poste, per passare sotto il ponte di ferro della S-bahn mentre impavidi, a prua, i ‘marinai’ scrutavano esperti la forza dei marosi 🙂
Ogni riferimento a ‘The Meaning of Life’ dei Monty Python .. è evidente!
Il PREMIUM sembra la perfetta antitesi al B&BB. Bella location, bei marchi, ambiente un po’ più sobrio, minimale. Le due iniziative si influenzano positivamente. K.H. Muller, l’illuminato, il gran ciambellano del casual-wear, padrone del B&BB deve però superare l’autarchica tentazione di tenere tutti i visitatori per se e non condividerli. Invece deve alimentare la rete, il network, nello spirito del web 2.0. E invece di ricalcare – ingigantendolo – il format oramai demodè della ‘Fiera’, la città dovrebbe virare verso i grandi show-evento con matrice moda/musica/design attraente per una grande pubblico di consum-attori e fatalmente per i buyers che cercano di intuire chi legge meglio i gusti del pubblico, chi li anticipa, chi li rappresenta, dal loro comportamento nei loro territori, gli stand. Questo territorio miteleuropeo è familiare, oltrechè vicino, per tutto l’est europeo e l’ovest asiatico che ha un desiderio pressochè intatto di merci e di consumo e potrebbe dare delle soddisfazioni a Berlino e ai brand che ci credono. Dovrebbe anche dare, temo, filo da torcere alle iniziative statiche e musone di casa nostra.
Chi vuole intendere, intenda.
Andrea Carnoli.



